LA RICERCA GEOBIOFISICA APPLICATA ALLO STUDIO DEI BENI AMBIENTALI

La ricerca geobiofisica, intrecciata al dato geologico e geofisico, è un importante contributo alla lettura ed all'approfondimento della conoscenza degli antichi e numerosissimi Beni Ambientali ed Architettonici del nostro territorio.

Lo studio campione da noi svolto ha preso l'avvio da alcuni antichi luoghi di culto. Questi luoghi, così numerosi, sono spesso una risultante di successioni cultuali temporalmente differenti. Etnie diverse, in tempi differenti e susseguenti, sembrano avere confluito le loro esigenze spirituali su siti ben precisi.

In alcuni casi queste tipologie cultuali sembrano ripetersi ove sono presenti particolari caratteristiche del posto, quasi vi fosse una sorta di legame tra la fisicità specifica del territorio ed una determinata peculiarità spirituale.

La verifica sul campo di questo legame è uno dei moventi che ha dato avvio alla ricerca. Altra ragione che ci ha stimolato è il verificare l'affermazione "luoghi alti", spesso utilizzata nel campo della geobiologia per indicare particolari siti, da tempo eletti a luoghi sacri del pianeta e sedi di templi, santuari, cattedrali o anche del semplice altare all'aperto.

Sono affiorate alcune riflessioni.

Questi siti sono veramente ubicati all'incrocio di particolari situazioni energetiche generate dall'incontro del Cosmo e della Terra? Ed è proprio lì che dovevano situarsi, come facenti parte di una mappa già tracciata ma a noi sconosciuta?

E i popoli antichi erano veramente in grado, come spesso è stato affermato, di connettersi con le vibrazioni del luogo, riconoscendo la "matrice" che avrebbe poi permesso la crescita e lo sviluppo di quel sito e della sua funzione?

Non sappiamo se avremo la concreta opportunità di dare una definitiva risposta a queste riflessioni, non sappiamo se è giunto il momento di aprire porte rimaste chiuse da molto tempo, ma la ricerca finora condotta ha evidenziato trattarsi sempre di siti molto particolari ed interessanti sotto il profilo geofisico.

Oggetto di studio sono alcune delle pievi romaniche presenti nelle campagne dell'Astigiano e del Monferrato.

Queste fanno parte di un ben più numeroso gruppo di chiese, già in parte censite dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali per il Piemonte, e sono unite tra di loro dalle stesse caratteristiche architettoniche e dall'epoca in cui sono state erette.

Sono luoghi di culto risalenti ai primi anni del secondo millennio dopo Cristo e sembrano frutto di una stessa Scuola di scalpellini e costruttori visto il ripetersi in esse di particolarità costruttive e decorative.

Il materiale da costruzione dominante è l'arenite o più semplicemente la calcarenite, materiale componente gran parte del sottosuolo sul quale le chiese sono sorte. Bassorilievi ed elementi decorativi dell'apparato murario, scolpiti nei conci di pietra o realizzati in cotto, contribuiscono nel tessere il filo che collega ed unisce tra di loro queste pievi.

Sorgono tutte nella zona denominata Basso Monferrato, area compresa tra la sponda sinistra del fiume Tanaro, a sud, e l'Alto Monferrato a nord. Di alcune di esse resta solo l'abside, l'elemento strutturale più resistente dell'intero edificio cultuale, insieme alla prima navata ad essa adiacente, ma ciò non impedisce di cogliere lo spirito del luogo.

Ne citiamo solo alcune tra cui: la Madonna delle Ciappellette di Rocchetta Tanaro, San Marziano di Viarigi, Santa Maria Maddalena di Refrancore, Santa Libera di Rocca d'Arazzo, San Secondo di Cortazzone, Santi Nazario e Celso e Santa Maria Assunta di Montechiaro, San Lorenzo di Montiglio.

I dati emersi dalle ricerche biofisiche s'intrecciano poi con il dato geologico, con quello storico ed antropico e con quello paleologico, con la narrazione locale e la leggenda fornendo così nuovi elementi utili alla conoscenza ed all'interpretazione.

Ad esempio, con Maria dedicataria cultuale, i siti sono frequentemente posizionati sulla verticale d'acquiferi liberi, con Maria Maddalena venivano preferite strutture antiformi, con Santa Libera si accoppiano acquiferi solforosi-solfidrici emergenti o meno, con San Vittore e Santa Corona i siti sono frequentemente basso-radianti e così via.

Il lavoro del geobiofisico svolto tramite la sua ipersensibilità ai campi energetici naturali, si può pertanto integrare con quello d'altri operatori -geologi, antropologi culturali, storici, medici, architetti- nell'ambito della ricerca e della realizzazione progettuale, fornendo nuove ed importanti informazioni.

Un contributo essenziale avviene proprio in quel campo ove si esplicano gli scambi e le interazioni tra la vita e l'ambiente, rendendo esplicito il rapporto tra la salute e l'habitat nel quale l'uomo vive.

Marino Zeppa