Geobiofisica: come la Terra influisce sulla vita

Premessa

La Geobiofisica è una scienza giovane, ma l’ambito esperienziale a cui attinge è patrimonio di tutta l’umanità e come tale si perde nella notte dei tempi. Decidere dove dormire, piazzare la propria tenda o costruire la propria casa sono atti che nella storia dell’uomo hanno avuto un’importanza vitale trasformandosi spesso in rituali i cui significati andavano ben oltre al primario bisogno di riparo e protezione.

La scelta prevedeva, certo, motivi concreti e funzionali legati alle modalità di sussistenza, alla vicinanza all’acqua, alle possibilità di difesa e non ultimo ai fattori bioclimatici. Ma oltre a questi parametri ai quali se ne aggiunsero altri di origine “culturale” è chiaro che esiste un livello più istintivo che prende in considerazione aspetti energetici non immediatamente espliciti.

Si tratta di una sorta di affinità, a volte elettiva e quindi personale, con il luogo, o meglio con l’essenza del luogo. Senza per forza scomodare i Cinesi - che ne hanno fatto un’arte (il Feng-Shui) complessa e a volte resa complicata dalle svariate interpretazioni, ricca di innumerevoli sfumature e padroneggiabile solo dopo anni di studio ed esperienza sul campo – oppure gli Etruschi (Libri Haruspicini, Fulgurales, Rituales del V secolo a.c., citati da Cicerone), epatoscopi degli animali, analizzatori del fegato al fine di cogliere elementi negativi (ciò che oggi definiamo stress tellurico), o non.

Modello etrusco in bronzo di fegato – Epatoscopio (glietruschivt.altervista.org)

Il mondo, così come lo conosciamo, è frutto della nostra percezione.

I sensi sono i canali che ci permettono di comunicare con l’esterno, di scambiare informazioni con l’ambiente che ci circonda, ma spesso l’intensità dei segnali più grossolani ci impedisce di riconoscere le vibrazioni di sottofondo. Queste sono in effetti variazioni del livello energetico complessivo determinato dalle caratteristiche geologiche, geomorfologiche, e geofisiche del sito modulate dalle restanti valenze ambientali presenti nell’intorno percettivo.

Di tutto ciò possiamo farne esperienza se ci poniamo in atteggiamento recettivo, privo il più possibile da pensieri o interferenze cerebrali e ascoltiamo il nostro corpo, ad esempio, durante una passeggiata, lontano dall’incessante brusio prodotto dalla civiltà.

Stiamo camminando per un sentiero di montagna o stiamo attraversando un bosco, sentiamo il sole riscaldarci a tratti attraverso il fogliame: differenze lievi di temperatura e di luce o contrasti ben più evidenti tra zone coperte dalla vegetazione e spazi aperti. Ancora variazioni di temperatura e di umidità: una leggera brezza può farci rabbrividire nel fondo scuro di una forra o asciugarci il sudore su un terreno roccioso.

La sensazione percepita dalla pelle di fronte ad un masso o ad una parete riscaldati dal sole traduce in termini sensoriali una ben precisa frequenza elettromagnetica: la radiazione infrarossa. In questo intervallo dello spettro elettromagnetico insieme alla parte visibile, avvengono la maggior parte dei processi vitali. Si tratta di ciò che si definisce intervallo biocompatibile.

Tra i 380 e i 40.000 nanometri – questo è l’intervallo in termini di lunghezza d’onda – si realizzano senza danni per i sistemi coinvolti i necessari scambi d’informazione che è anche energia e viceversa.

Tutta la crosta terrestre scambia energia in questo intervallo in funzione della composizione delle rocce. In ciascun elemento della crosta terrestre è presente una composizione energetica di fondo dovuta al tipo di materiali che compongono i substrati e che possono avere prevalenza di assorbimento, riflessione o emissione energetica.

A questa composizione energetica di fondo, vanno aggiunti i contributi energetici dati dai movimenti degli elementi strutturali terrestri (dislocazioni, discontinuità, fatturazioni, deformazioni plastiche), dagli acquiferi e loro diverse tipologie e composizione, su scale variabili dal plurichilometrico al metrico.

Questo genere di variazioni energetiche sono costantemente percepite dal nostro organismo, che molto probabilmente le legge e le utilizza per adeguarsi a livello energetico.

Da anni effettuo percorsi di apprendimento percettivo con bambini delle scuole elementari e medie, studenti universitari e adulti di tutte le età (2).

Si tratta di percorsi “guidati” studiati sulla carta geologica ed in situ, in maniera da realizzare modelli di esperienza significativi dal punto di vista energetico. Il monitoraggio oggettivo dei risultati esperienziali ha dimostrato la capacità del nostro corpo di reagire a determinati stimoli, per lo più nascosti a livello razionale e quindi non riconosciuti o difficilmente catalogabili, ma che pur nella soggettività delle manifestazioni confermano la stretta connessione tra noi e il sito.

L’alterazione del ritmo respiratorio, sensazioni di leggerezza o al contrario di pesantezza, di attrazione verso il suolo, di maggiore o minore fatica muscolare, di crampi nella zona addominale o cardiaca, sensazioni di vertigine e altro ancora sono segni tipici di un nuovo vocabolario personale che poco alla volta si impara a riconoscere e quindi a collegare con l’interpretazione geofisica del sito fornita dal geologo.

Se l’evento è transitorio l’effetto biologico è ovviamente reversibile e tale da considerarsi trascurabile nella maggior parte dei casi. Quando invece la situazione è permanente, ad esempio una postazione di lavoro o di studio e soprattutto la posizione del letto, allora occorre distinguere un effetto neutro, che corrisponde all’assenza di perturbazione del nostro stato energetico; un effetto positivo quando il livello energetico è incrementato, oppure negativo quando è diminuito.

Ricordiamo che con il termine di geopatie si intendono tutti gli effetti di origine tellurica, in genere negativi, subiti dagli organismi viventi in funzione della loro presenza in un determinato luogo. A questo punto è indispensabile introdurre il concetto di stress.

Lo Stress

E' molto importante in questo campo, definire e comprendere questo concetto riguardo ai suoi effetti.

Hans Selye in Stress without Distress (3), afferma che se lo stress è leggero, breve e non provoca angoscia non è dannoso per l'organismo e può essere usato in modo costruttivo, mentre se lo stress è troppo forte e prolungato può produrre angoscia e questa situazione diventa patologica. Selye, pioniere degli studi sullo stress, dimostra che qualsiasi condizione di stress eccessivo, indipendentemente dalla sua causa, produce la stessa sequenza di eventi che descrive in queste tre fasi: la prima fase o reazione d'allarme, causa iperattività delle ghiandole surrenali, contrazione del timo e dei nodi linfatici e sviluppo di problemi gastrici; la seconda o fase di resistenza, quando lo stress continua e l'organismo sviluppa un adattamento adeguato alla situazione, mettendo in campo la sua "energia di riserva"; la terza o fase di esaurimento, quando al perdurare dello stress l'organismo esaurisce la sua riserva d'energia e si ammala.

Anche Alexander Lowen, sviluppando il pensiero di W.Reich nell'analisi bioenergetica, approfondisce la questione dello stress. Lowen è anche consapevole della relatività delle situazioni e della diversità delle persone ed infatti si chiede: "Perché alcune persone si ammalano, mentre ad altre in situazioni analoghe, questo non accade? La risposta ovvia è che alcune persone hanno maggior capacità di affrontare le situazioni (…). Più in generale potremo dire che la diversità di risposta va ricercata nella diversa quantità di energia disponibile.

Il secondo interrogativo riguarda la tipologia della malattia che persone diverse possono manifestare anche in presenza di situazioni di stress simili. La causa di ciò è spiegabile se si tiene conto della diversa struttura caratteriale che predispone ognuno di noi a certi disturbi o malattie piuttosto che altre (4).

Tra i vari tipi di agenti stressogeni a cui l'essere umano è sottoposto anche gli effetti delle emissioni energetiche telluriche sono da tenere in estrema considerazione in quanto l'uomo è a tutti gli effetti un sistema energetico aperto in continua interazione con quanto lo circonda.

Zone di non interferenza energetica o neutre

Lo scopo principale dell’indagine geobiofisica è quello di rintracciare le zone neutre aree nelle quali la radiazione tellurica non comporta stress alle persone e quindi non crea presupposti per una successiva patologia.

L’emissione energetica tellurica è naturale e, se contenuta entro certi livelli di intensità, non è in grado di interferire da sola sulla salute delle persone. Con il crescere dell’intensità invece può generare stress in chi la subisce per periodi prolungati. Come già affermato, lo stress protratto nel tempo è causa di esaurimento psicofisico permettendo quindi l’accesso di possibili patologie anche gravi.

Lo stress tellurico è una componente importante dello stress complessivo subito dalle persone e può essere quello che fa la differenza nella capacità di reazione e di difesa. Spesso l’energia tellurica è abbastanza intensa da essere in grado di trasmettere informazioni in superficie interferendo quindi con le persone che si trovano in sua corrispondenza. Anche in questo senso, la continua interferenza in termini di flussi di informazione è da considerarsi fonte di stress.

In questo caso non si tratta d’informazioni sotto forma di immagine o suono come per quanto avviene con la tecnologia, ma di informazioni relative a stati di tensione o di distensione, di dispersione o di concentrazione, di assorbimento energetico o di cessione energetica, o ancora informazioni relative a frequenze di minerali e di metalli presenti nei substrati, nell’acqua, ecc. Queste informazioni agiscono a livello biofisico profondo e generalmente vengono colte e interpretate in modo inconscio (5).

Se queste informazioni sono in sintonia con i recettori e cioè, l’acqua del corpo e il carattere relazionale delle persone, allora si ha una loro “prossimità” energetica (6).

Una zona si può quindi definire “neutra” quando sia l’intensità del campo energetico tellurico presente, sia le informazioni da questo trasportate non arrecano disturbo (stress) ai recettori esterni ed interni al corpo umano riferendoci ad un tipo di visione dell’uomo derivato dalla Medicina Tradizionale Cinese (agopuntura) e confermato dalle più recenti scoperte scientifiche relative alla Medicina Bioenergetica e Bioelettronica (7).

Fenomeni geologici e idrogeologici e zone di stress tellurico

Gli acquiferi sia liberi che confinati possiedono una loro emissione/assorbimento energetico, che si diversifica in intensità e che funge da “veicolo” per il trasporto di informazioni complesse, proprio come avviene per i cavi telefonici.

I lunghi percorsi di masse di acqua sotterranea costituiscono una “rete” di conduttori (in senso elettrico, infatti queste acque sono sempre ricche di sali minerali) e, secondo Emilio Del Giudice (8), la pressione e la velocità di scorrimento producono uno sfregamento delle molecole dell’acqua sui materiali geologici che mette in movimento l'energia delle molecole di acqua (moto vorticoso differente da quello laminare che si ha nei tubi) con la creazione di un campo energetico.

Questo campo si verticalizza per effetto del suo rapporto con le masse geologiche circostanti e raggiunge la superficie. In questo modo le acque sotterranee si comportano anche come “antenne” trasmittenti e la loro energia raggiunge il suolo, portando in superficie anche le "informazioni" memorizzate dalle molecole di acqua dall'origine del loro percorso, diminuendo di intensità man mano che si allontana dall’acqua fino a qualche centinaio di metri di altezza dal suolo.

Infatti l’acqua ha una spiccata proprietà di memorizzare informazioni energetiche proprio per la particolare conformazione delle sue molecole (9). Ad esempio, un acquifero prossimo ad un campo geotermico, acquisisce queste caratteristiche energetiche, memorizzate dall’acqua sotterranea e trasportate nel suo percorso.

Queste stesse informazioni distingueranno così un acquifero da un altro la cui zona di ricarica ha una diversa situazione energetica e il cui percorso attraversa materiali diversi. In pianura l’acqua scorre di preferenza nei paleoalvei fluviali e conoidi alluvionali composti da materiali più grossolani e quindi più permeabili. A diversificare ulteriormente i paleoalvei all’interno degli strati geologici acquiferi intervengono poi le informazioni che ciascun corpo idrico sotterraneo “memorizza” nel suo percorso, a volte molto lungo, acquisendole dai diversi minerali che compongono gli strati geologici attraversati e da eventuali inquinanti immessi.

La molecola dell’acqua

Se l’acquifero è "libero", cioè è in quasi diretto contatto con i fluidi atmosferici, vi saranno anche informazioni dovute agli scambi con l’acqua superficiale e con i relativi elementi chimici dovuti all’agricoltura e all’industria. L’esperienza della ricerca più recente ci dice però che solo le masse di acqua sotterranea contenute in acquiferi confinati, nei quali l’acqua è in pressione, trasmettono alla superficie un campo energetico sufficientemente intenso per interferire con la nostra salute (10). Al contrario il contributo energetico degli acquiferi liberi raggiunge la superficie con un’intensità molto bassa, tale da essere difficilmente recepita per cui raramente può produrre effetti significativi di stress sulle persone e quindi sulla loro salute.

La composizione geologica produce campi energetici registrabili in superficie sia strumentalmente (bussola, geomagnetometro) che da un operatore ipersensibile (e a grande scala anche strumentalmente dall’aereo), campi che possono creare stress nelle persone che ne vengono in contatto.

E’ importante sottolineare che, a differenza dell’indagine rabdomantica per lo scavo di un pozzo, l'indagine geobiofisica per l’analisi del sito non richiede la determinazione della profondità e della quantità dell’acqua, né l’esatta localizzazione dell’acqua all’interno della fascia di energia emessa, poiché in questo tipo di analisi è invece essenziale la capacità di determinazione della natura delle informazioni che arrivano all’organismo per distinguere se si è, o meno, in presenza di una zona fruibile dove poter progettare l’abitazione o disporre i letti.

I Reticoli energetici

Questi reticoli somigliano ad una rete fittissima di paralleli e meridiani disposta probabilmente su tutto il pianeta secondo uno schema tridimensionale. Nella piccola scala di un’indagine questi campi sembrano avere maglie ad andamento rettangolare, poiché non si percepisce la convergenza dei fronti d’onde, che è percepibile solo immaginando di osservare il nostro pianeta da una certa distanza.

I reticoli energetici;
in rosso il reticolo globale (Hartmann) orientato N-S, E-O.
In verde il reticolo diagonale (Curry) orientato a 45° rispetto al Nord.
[fonte: Istituto GEA]

Non si conosce, per ora, la natura delle loro origini, si sa però che dove i fronti di onde si incrociano si creano dei punti di alta intensità energetica detti “incroci”. E’ accertato dagli studi più recenti che questi punti di alta intensità possono nuocere nel senso di creare punti di stress nel nostro corpo, ma anche che questa lieve nocività si può trasformare in grave fonte di stress e patologia quando questi punti si trovano in concomitanza di zone di disturbo a causa di fenomeni idrogeologici o anomalie geologiche.

L’analisi energetica del sito

L’analisi energetica dei campi elettromagnetici naturali e tecnici si articola su diverse misurazioni e rilevazioni atte a fornire una sintesi dello scambio energetico tra territorio ed essere umano di un dato sito.

A seconda delle richieste dei committenti e delle necessità del caso, le emissioni indagate possono essere tutte o solo alcune tra quelle possibili.

Essa è svolta dall'Esperto in Analisi Geobiofisica® utilizzando la propria sensibilità ai campi energetici e la capacità professionale di distinguere le fonti di tali campi e la loro eventuale nocività.

Per il momento questo è ancora il metodo più affidabile poiché a tutt'oggi non esiste ancora una procedura unicamente strumentale a tal punto affidabile da essere da sola sufficiente.

Note
(1) Roberto CHIARI: Ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra- Università Degli Studi di Parma. Cfr. inoltre: Atti del Corso di Igiene e Medicina Ambientale, 3a Sessione, Centro HSA, 1994 -2000, Rivoli (TO).
(2) I percorsi percettivi sono seminari esperienziali organizzati da HSA e GEA nel Monferrato e condotti da R. Chiari e da esperti in Geobiofisica e Tecniche Bioenergetiche.
(3) Citato da A. LOWEN, in Stress e Malattia, Ed. Centro Doc. W. Reich, Milano, 1987.
(4) P. PROSPERO, L'energia di Gaia, in “Ambiente e Salute”, 8, 1999.
(5) M. BENDER, Interfacial phenomena in biological systems, p.279, Medekker Inc.New York, 1991; H. FROLICH (ed.), Biological coherence and response to external stimuli, Springer-Verlag, Berlin, 1988; P. WULLE, Emission of visible and UltraViolet radiation by active geological systems, Collect.Phenom. 3, 187-214, 1981.
(6) J.E. UPLEDGER, G.D., VREDEVOOD, Somatoemotional release, 2 voll., Eastland Press, Seattle.
(7) J.L. OSCHAM, Bioelectromagnetic Communication, BEMI Currents Newsletter, 2, 2, 11-14, 1990; C.W., SMITH, The electromagnetic Man.
(8) E. DEL GIUDICE, Atti 4° Corso di Igiene e Medicina Ambientale, II° Sessione, Centro HSA, 2000, Rivoli (TO).
(9) P. BALL, H2O- Una biografia dell'acqua, Rizzoli 1999.
(10) E., DEL GIUDICE, G., PREPARATA, Superradiance: a new approach to coherent dynamical behaviors of condensed matter, Frontier Perpective, 1, (2), 16-17, 1990.
(11) P. CULLE, Emissione of visibile and ultraviolet radiation by active geological system, Collect.Phenom. 3, 187-214, 1981.